Padre Paolo, cittadino a pieno titolo del Giubileo

paolo fotoDurante l’omelia pronunciata in occasione della festa liturgica di Nostra Signora di Guadalupe, Papa Francesco ha parlato di “una carità che nessuno esclude”. Ecco perché questo Giubileo comprende alla perfezione la figura di padre Paolo Dall’Oglio. Perché ciò che ha caratterizzato sin dall’inizio il suo impegno umano, spirituale, culturale e politico nel contesto della tragedia siriana è stato proprio questo: “una carità che nessuno esclude”.

Purtroppo le macchine propagandistiche hanno saputo rappresentare sin dall’inizio il conflitto siriano, che è nato come richiesta di libertà e dignità dell’individuo, in termini di scontro identitario, di guerra di religione.

La forza delle propagande e degli apparati propagandistici hanno così finito col trionfare. Troppo scomoda per tutti era quella primavera che metteva in crisi gli opposti totalitarismi, laici, sunniti e sciiti, abilissimi a convergere solo nella lotta al morbo libertario e democratico che il movimento scagliava contro panarabismi e panislamismi tanto invisi ai loro popoli quanto incapaci di dar loro altro che tenebre e barbarie. Una Primavera da uccidere, per regolare i conti “imperiali” tra di loro.

Mentre Papa Francesco invocava questa “carità che nessuno esclude”, il patriarca russo Kirill partecipava ai lavori del Consiglio Nazionale di Difesa della Russia: e questa, dopo che il suo portavoce ha definito l’intervento militare russo una “guerra santa”, appare una scelta tanto preoccupante quanto incoraggiante e profetica è quella del Papa che contemporaneamente sottolinea come “Dio non ama le rigidità.”

Non le ama nella vita, come nelle visioni fatte di bianco e nero.

Ecco perché è l’ora di lanciare un allarme: la guerra in Siria e le derive propagandistiche mettono a repentaglio il dialogo, e creano  una sunnofobia che va vista in tutta la sua gravità. Tutto origina, ovviamente dall’orrore dell’ISIS. E il mondo sunnita è chiamato da tempo a prendersi la sua quota, non certo irrilevante, di responsabilità. Soprattutto da quando l’epicentro di quell’area culturale è passato da Istanbul a Riyadh i passi indietro non si contano, principalmente in termini di “puritanesimo” wahhabita, una forma così particolare e vessatoria di pensiero religioso saldamente sottoposta, dall’inizio, all’egemonia saudita. Ma la ferocia globale dell’ISIS, come i migliori studiosi sostengono da tempo, deriva  più dal ramo “baathista” del suo patto fondante, e la  scuola coranica dei suoi aderenti islamisti non è la stessa dei wahhabiti. Dunque è del tutto pretestuoso assumere “la reazione wahhabita”, ben tollerata per decenni, a matrice della ferocia globale dell’ISIS.

C’è una macchina propagandistica che mira a cancellare l’islam illuminato, in primis sunnita, ma anche sciita, in tutto questo. E questo islam illuminato lo abbiamo sempre trovato nel Levante e nella Mesopotamia, con le scuole di Najaff e la tradizione della Nahda ben salde nelle rispettive guide. E nella Nahda sunnismo e cristianesimo hanno pensato alla “cittadinanza” insieme.

Tutto questo è stato progressivamente rimosso dal 2003 in poi, con la sistematica distruzione del campo sunnita illuminato e la marginalizzazione della scuola sciita di Najaff. Ecco che per assurdo un’operazione che dal 2003 in poi ha visto gli Usa consegnare il potere agli alleati dei khomeinisti iraniani ora viene interpretata come madre segreta dell’ISIS, mentre è sotto i nostri occhi l’appoggio Usa alle milizie irachene (sciite) contro l’ISIS. E’ una propaganda che serve a legare l’imperialismo persiano, oggi khomeinista, con l’imperialismo russo, oggi putiniano. Contro il nemico dell’umanità, l’islam sunnita.

Questa propaganda è pericolosissima. Una visione imperiale metastorica, che ripropone oggi gli stessi termini e obiettivi dello scontro tra l’impero bizantino e quello sassanide, si innerva in Europa su una islamizzazione del radicalismo, che porta “contro” l’Occidente individui, non raramente privi di retroterra religioso, a scegliere la via nichilista del terrorismo nel nome del “nemico globale” del “nemico globale”.

Le grandi tradizioni religiose, sunnita e sciita, hanno visto i loro popoli sottoposti a regimi oppressivi e tirannici, che spesso e volentieri hanno usato la religione contro di loro. Abbandonare queste tradizioni a queste feroci macchine propagandistiche è un crimine contro di loro e contro di noi.

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