Il Medio Oriente, il conflitto, gli imperi

Safavid_Persian_EmpireL’uso della religione a fini di potere non è una novità. Ma quello che sta accadendo tra Arabia Saudita e Iran lo dimostra nel modo più eclatante e doloroso. Doloroso perché, nonostante la sua evidenza, troppi sembrano propensi a nascondere la testa sotto la sabbia.

Sono più di mille anni che l’ostilità tra arabi e persiani regola il Medio Oriente. E cosa stanno facendo iraniani e sauditi se non cercare di impossessarsi delle due anime dell’islam, sunnismo e sciismo, per impossessarsi delle opposte prospettive imperiali? L’epicentro di questa contesa è ovviamente il controllo del Mediterraneo orientale, di quello sbocco sull’Egeo che da tempi ben precedenti la nascita dello stesso islam ha fatto da regolatore dei conflitti regionali. Ecco la centralità della questione siriana per i contendenti: possono arrivare a immaginare la morte violenta di tutta la popolazione siriana per evitare o conseguire il “corridoio strategico”, quello che li collega al Mediterraneo. Un corridoio che parte dall’Iraq, passa per la Siria e si tira dietro il Libano. Controllare questo “corridoio”, a tutti i costi, avere qui i propri “sudditi” e scacciarne gli altri. Questo è “l’impero”, da conseguire o impedire.

Ai tempi in cui per i persiani il nemico occidentale era l’impero bizantino, e le dispute cristologiche portarono fuori dall’ortodossia di Nicea i cristiani seguaci del vescovo Nestorio, costoro divennero gli alleati preziosi dell’impero (persiano) sasanide in Mesopotamia e Levante. Lì dove c’erano i cristiani nestoriani, nemici dei bizantini che li perseguitavano, oggi ci sono gli arabi sciiti, che sono di tutta evidenza i cristiani nestoriani islamizzati.

L’odio antico per i bizantini, poi sostituiti dagli ottomani, li ha messi “dall’altra parte”. Ma non sono persiani: loro sono sciiti ma non persiani, arabi ma non sunniti. E’ il destino che li rende “carne da macello”. Sono loro infatti che combattono per conto di Theran le grandi guerre in Siria e Iraq. Ecco così il destino  del chierico sciita decapitato in Arabia saudita. Lui, cittadino arabo del regno dei Saud, sembra quasi un iraniano nei racconti o nelle ricostruzioni incuranti del suo non essere filo iraniano. E sembra quasi un traditore della patria degli arabi nei racconti sauditi, solo perché sciita.

Il gioco così si fa scoperto: siamo al cospetto di offerte pubbliche di acquisto, dello sciismo da parte dell’imperialismo persiano e del sunnismo da parte dell’imperialismo saudita ansioso di sopravvivere conquistando nel nome della confessione sunnita una legittimità di guida araba che nonostante il petrolio non ha mai saputo strappare davvero. Le scuole sunnite di maggior tradizione sono altre, refrattarie alla rozzezza wahhabita, come altre sono le grandi scuole sciite, a cominciare da quella Najaf, che non si è mai piegata alla teocrazia khomeinista.

In questo spietato, feroce gioco imperiale gli opposti oscurantismi tendono ad ammalare e milizianizzare l’islam. Per questo non convince proprio  il “sentiero di pace” che qualcuno ipotizza: smantellare gli stati, costitutivamente complessi, per sostituirli con entità omogenee in termini etnici o confessionali. Ma quelle terre omogenee non lo sono mai state. Per arrivare a questa omogeneità bisogna passare per transfer di massa o pulizie etniche sconfinate, capaci di lasciare una scia di odio che durerà secoli. Chi volle la Turchia “omogenea” arrivò al genocidio, usando anche in quel caso la religione come strumento per un disegno imperniato su una tetra “solitudine”.

Gli Stati invece comportano la cittadinanza per tutti, per gli sciiti come per i sunniti, per i cristiani come per i drusi, per i curdi come per gli yazidi, le grande vittime di questo gioco imperiale fatto di morte e diritti negati. L’esempio sempre meno citato, il Libano degli accordi Taif, parla proprio di questo: un Paese patria di tutti, cittadini, dove non è la maggioranza numerica di una confessione a fare la maggioranza politica, ma una politica che si sarebbe voluta inclusiva di tutti: se i signori degli  imperialismi omogenei lo avessero consentito.

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