Bergoglio, i tifosi e le sfide dell’oggi

papaIl convegno milanese di Forza Nuova, Alba Dorata, xenofobi britannici e altri in favore dell’intervento russo in Medio Oriente e del regime di Bashar al-Assad è passato un po’ inosservato, eppure è molto importante. Non solo perché ci parla di una evidente confusione che esiste nei mondi ideologici di oggi, visto che molte “sinistre” sottoscriverebbero in pieno questa agenda. Ma anche perché ci fa capire che la cultura e la politica dei muri è una, e così deve essere per la cultura e la politica dei ponti. E qui appare evidente che il leader globale della “politica e cultura dei ponti” è uno solo: Jorge Mario Bergoglio.

Ma andiamo con ordine. La prima osservazione che viene  spontaneo fare è molto semplice: siamo sicuri che il fenomeno “terrorismo religiosamente ispirato” si radichi ancora principalmente nelle perversioni “ideologiche” di certo pensiero religioso tanto sunnita quanto sciita? O non dovremo cominciare a vedere che la diffusione di sistemi politici, laici e religiosi, che hanno  “insegnato nella vita quotidiana” per decenni ai loro popoli che la vita di ciascun “suddito” non valeva assolutamente nulla può aver aiutato il diffondersi di questa terrificante cultura della morte, facendo dell’islam un kit prefabbricato per il radicalismo, il nichilismo, la lotta contro “questo mondo”? “Se la mia vita non conta nulla, conterà  almeno la mia morte, e sarà una morte esplosiva”. I cosiddetti kamikaze arrivano con l’eresia khomeinista, è vero, si diffondono nel tragitto di altre eresie sunnite, è vero, ma oggi non contaminano settori di emarginazione e frustrazione sociale estranei a quegli ambienti?

Questo, stando al Medio Oriente, sembra il lascito di sistemi orripilanti, nazionalisti, panarabisti e panislamisti  che hanno dominato quel mondo per troppo tempo con grande varietà di alleanze e di antagonismi. Su questo disastro si sono inseriti evidenti errori politici che hanno creato le condizioni per nuovi imperialismi, che come sempre si giustificano nel nome delle religioni.

Qui è chiaro che nel collasso degli stati nazionali, incapaci di fornire altro che repressione, è riemersa la rivalità arabo-persiana, vista l’opportunità di un imperialismo persiano vestito di khomeinismo e di un imperialismo arabo vestito di wahhabismo.  Chi potrà aiutarci a sconfiggere la cultura della morte tra comunità traumatizzate, impaurite dal rischio concreto dell’annichilimento, minacciato o paventato, mentre si muore di fame abbandonati da tutti, per mesi, per anni…

La tragedia mediorientale ha varcato i suoi confini ed è entrata nei nostri confini, non poteva che essere così davanti a città rase al suolo, all’eradicazione di intere comunità per soppiantarle con altre e costruire corridoi “confessionalmente omogenei”. Ecco che la cultura della morte, giunta nel nostro continente attanagliato da altre crisi, ha riacceso la fiamma  di mai sopiti morbi proprio attraverso la xenofobia alimentata dalla paura. Il ritorno della paura dello straniero non può che divenire paura o odio verso il diverso: ecco perché sunnofobia è inseparabile da antisemitismo e omofobia.

In questo quadro bisogna stare attenti, molto attenti: un muro ne porta con sé un altro. E per evitarlo bisogna capire che dialogare vuol dire non mettere mai l’altro con le spalle al muro. Questo vale nelle politiche sociali, per esempio la famiglia, e le politiche internazionali. Bisogna resistere! Alcuni severi critici dei criticabilissimi Erdogan e principi sauditi, ad esempio,  si dimostrano tifosi di altri impresentabili imperialismi e totalitarismi  tacendo su Putin,  Khameney e Assad: un silenzio che  far capire che non sono sinceri, ma pericolosamente di parte. Come lo sarebbero quelli che vedendo il pericolo Putin o Assad non vedessero la deriva di questi governanti sunniti.

E allora? Allora non bisogna mai mettere l’interlocutore con le spalle al muro. Se vuoi mettere i cannoni della Nato a un metro da Mosca metti l’interlocutore con le spalle al muro, se vuoi costruire un impero persiano che va da Theran a Beirut metti l’interlocutore con le spalle al muro, se vuoi fare dell’Iran un paria della comunità internazionale metti l’interlocutore con le spalle al muro.

“Occhio, questi soggetti se si sentono con le spalle al muro prima di soccombere sono capaci di tutto”; l’avvertimento non è stato ascoltato. E quali fossero le cose di cui sono capaci cominciamo a vederlo. Non si spiega anche così il discorso inquietante del patriarca di tutte le Russie, Kirill, per il quale l’ISIS è una risposta al cedimento euro-occidentale agli omosessuali? Facile biasimare, meglio non spingere l’altro nell’angolo, dove certamente darà sfogo a istinti pericolosi, politicamente e culturalmente.

Non mettere culture, religioni, paesi con le spalle al muro: non cedere sui principi ma dialogare, includere. Oggi è chiaro che questo tentativo è soprattutto il tentativo dell’inquilino di Santa Marta. Uno sforzo titanico. Gli interlocutori del papa dovrebbero almeno capirlo. Bisogna saperli vedere i segni dei tempi…  E papa Francesco li ha visti tutti: non ha lasciato andare Mosca, dando il massimo della disponibilità anche sull’Ucraina, non ha consentito che l’antisemitismo tornasse a farsi sentire, con importanti aperture nel dialogo con l’ebraismo e con il “tono” della visita alla sinagoga di Roma, sta costruendo la prima visita a una moschea europea, quella di Roma, dal significato epocale anche per l’islam, non ha ceduto di un millimetro sulla paura dei migranti, ha sostenuto i cauti in Iran, ha teso la mano sulle unioni civili, rispettando chi per libera scelta non segua la dottrina della Chiesa, limitandosi a chiedere che queste unioni non siano equiparate al matrimonio. Qui serviranno, nella chiarezza dei principi, interlocutori all’altezza. Si gioca una partita epocale, per tutti.

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