Allearsi con Putin nella lotta all’Isis?

syria-attack-640x320(di Alberto Savioli, per SiriaLibano). Questo non è un articolo, ma una lunga sintesi corroborata da dati e mappe. Se vogliamo sostenere l’alleanza con la Russia nella lotta allo Stato islamico, dobbiamo essere certi che questa avvenga e delle modalità in cui avviene, se cioè l’alto numero di morti siano vittime collaterali o il risultato di ennesimi crimini contro l’umanità. Non proporrò tesi o idee personali.

Nelle ultime ore della notte o prime ore del giorno alterno la visione dei consueti video che ritraggono corpi di civili siriani straziati ad analisi geopolitiche di noti giornalisti che sostengono che gli autori di questi scempi, la Russia ed Asad, debbano essere i nostri partner nella lotta al terrorismo dello Stato islamico (Is).

Come la notte non si distingue dal giorno, così io non distinguo più cosa sia giusto o sbagliato. Forse l’obiettivo principale che ha caratterizzato la mia “lotta”, il rispetto dei diritti civili e il sostegno alle organizzazioni della società civile siriana (ignorate dai più), sono un orpello da sacrificare alla realpolitik.

Non ho più la forza di controbattere, e nemmeno di sostenere la tesi che la Russia non sia un partner affidabile, solo una grande nausea mi coglie allo stomaco all’ennesima vista di un fiotto di sangue che zampilla da una gamba di un bimbo, tranciata oggi da una bomba russa.

Si sa che l’empatia verso le vittime toglie ogni capacità di lucida analisi, ma forse questa stessa empatia eviterebbe di sventolare la bandiera del Cremlino come unica salvezza per la Siria e il Medio Oriente.

Nell’ultima settimana, mig e sukoi dell’aviazione russa e siriana hanno portato la consueta dose di distruzione e morte, colpendo luoghi abitati da civili, troppo spesso considerati “vittime collaterali”. Ma non vi è nulla di collaterale quando si bombardano indiscriminatamente luoghi abitati come avvenuto a Khan al Shih (Damasco), e a Zamalka  nella Ghuta (Damasco), il video mostra pezzi di corpi ovunque (al suolo rimarranno 8 morti e 30 feriti).

Il 4 dicembre è stata una giornata tragica che ha fatto vittime civili, di cui molti bambini. Tre di loro sono morti in un auto in fiamme a Kafr Batna (Damasco), a seguito di un bombardamento russo. Vi risparmio il video documentato dai volontari della Difesa civile siriana che mostra i loro corpi che bruciano come lo stoppino di una candela.

A seguito del bombardamento russo della città ribelle di Talbise (Homs) e di altri villaggi nella provincia di Idlib, sono stati diffusi in rete una serie di video molto crCVapXUCUsAAGUlDudi (alcuni di questi sono visibili sul profilo twitter di Sakir Khader, un giornalista olandese che scrive per de Volkskrant. In uno si vede un bambino morto e disteso su una barella con il cranio squarciato da una scheggia. Un altro ancora mostra bambini insanguinati su un lettino che vengono ripuliti del sangue in volto: uno non si muove più, viene coperto con un telo bianco, rimangono fuori le mani inermi, i parenti urlano la loro disperazione.

Lo stesso giorno è morta Raghad (nella foto), una bimba di 5 anni di Aleppo, uccisa nella sua casa a seguito di un bombardamento russo. Il video con le foto di Raghad sorridente e la sua chioma riccia è stato pubblicato dal Guardian. Ho visto anche il corpo di Raghad dopo la morte: i riccioli non si vedono più e la testa è ridotta a una poltiglia di sangue.

Ma Raghad è solo una delle centinaia di vittime civili uccise a seguito degli attacchi aerei russi da quando Mosca ha iniziato i bombardamenti in Siria il 30 settembre, con il proposito dichiarato di colpire l’Is e i “terroristi”. Raghat è stata uccisa a 97 km dalla posizione dell’Is più vicina.

Il giorno prima era morto Muhammed Zagloul, 5 anni anche lui, in seguito al bombardamento russo di Erbeen: una foto da vivo lo ritrae vicino a una grande fontana in giardino, ma io lo guardo in un video, esanime sull’ultimo letto che lo ha accolto.

CU1TZvNWEAABclf_Nashabiya_27novIl 2 dicembre un caro amico scappato con la famiglia dall’oppressione dell’Is e rifugiatosi nei territori controllati dai ribelli a nord di Aleppo nei pressi di Hreytan mi dice: “Non so più da chi scappare: sono fuggito dal califfato e ora sono i russi ad ammazzarci”. Mi manda la melodia dei sukoi russi che bombardano e le fotografie (che non allego) delle vittime che ha soccorso e portato all’ospedale di Anadan. Un bambino di pochi mesi sembra indossare una maschera di sangue e terra, un altro, riceve le prime cure mentre perde sangue dalla bocca.

Qualche giorno prima erano morti 44 civili ad Ariha e altri 20 civili sotto al bombardamento russo che ha colpito a Idlib un mercato affollato.

A fine novembre bombardamenti russi nell’entroterra di Idlib hanno colpito i territori in mano ai ribelli a Binnish. Da qui provengono diversi video, in uno di questi un bimbo di 5 anni sporco di sangue e calcinacci è disteso su una coperta sul pavimento, è esamine. Un altro bambino di 3 anni sostenuto dai medici viene ripulito dal sangue, gli tolgono la tutina per vedere se ha schegge conficcate nel corpo.

CUguBLYUwAAmu0a_LemyarIl 27 novembre a Daraa ha trovato la morte Lemyar Altaani (nella foto), un bimba bionda con gli occhi azzurri. In una fotografia sorride sotto al cappellino di paglia. Un video da Azaz (Aleppo) mostra un uomo tra i calcinacci che sorregge la metà che rimane del corpo della sua bambina.

Questi sono alcuni esempi, ma si tratta solo di un breve racconto di una carneficina quotidiana di civili siriani.

Il 16 novembre l’organizzazione non governativa Physicians for Human Rights (Phr) ha attestato che le forze russe sono responsabili di almeno 10 attacchi aerei avvenuti in ottobre e che hanno colpito strutture mediche che si trovavano nei territori controllati dai ribelli (5 ulteriori strutture sono state colpite da forze russe o siriane, una clinica invece è stata presa di mira da terroristi con un attentato suicida).

Il mese di ottobre è stato quello in cui sono state colpite più strutture mediche da marzo 2011: l’ospedale di al Burnas a nord di Latakia era l’unico della regione con un’unità di ostetricia e ginecologia, mentre l’ospedale al Hader a sud di Aleppo ha dovuto evacuare pazienti e bambini nelle incubatrici. Approssimativamente trenta minuti dopo quest’attacco, l’aviazione russa ha colpito anche l’ospedale al Ais causando danni materiali e ferendo dei civili.

Questo doppio attacco ha lasciato la regione senza strutture mediche funzionanti.

Il raid sull’ospedale di Sarmin (Idlib) è stato plurimo, ha causato la morte di medici, 28 civili e un bambino oltre ad aver danneggiato le strutture.

Il Phr ha rilasciato una documentazione dettagliata di questi fatti, sul loro sito una mappa interattiva mostra tutti i centri medici colpiti dall’inizio del conflitto e chi è il responsabile.

È evidente da questi dati che non si tratta solo di danni collaterali, o perlomeno che l’attenzione a non colpire strutture civili è blanda.

Cosa dice la Russia e chi colpisce

Il responsabile della Direzione operativa dello Stato Maggiore delle Forze armate russe, Andrei Kartapolov, un mese fa ha riassunto i risultati dei raid aerei russi in Siria dopo un mese dall’inizio degli attacchi cominciati il 30 settembre: “Gli aerei dell’aviazione russa hanno effettuato 1.391 missioni di combattimento che hanno coinvolto 1.623 oggetti terroristici”.

Secondo quanto si legge, e filtrando il gergo poco professionale che porta a qualificare come “odiosi” i terroristi, uno dei risultati dichiarati dalla Federazione russa è che una parte della leadership di Jabhat al Nusra ha abbandonato il gruppo per unirsi ai salafiti di Harakat ahrar ash Sham, ma aggiungono che nella provincia di Hama i comandanti sul campo di Jabhat al Nusra hanno deciso di unirsi allo Stato islamico a causa dell’offensiva dell’esercito siriano.

Quindi, nonostante dichiarino che Jabhat al Nusra ha subito grosse perdite, sono loro stessi a dire che i combattenti si sono uniti a gruppi salafiti quando non sono entrati tra i ranghi dell’Is, secondo uno schema già osservato all’inizio dei raid della Coalizione che avevano colpito diversi gruppi della zona di Idlib. All’indomani la popolazione civile, vittima collaterale dei raid, protestava con slogan come: “il popolo è unito con lo Stato islamico”, oppure “col sangue e con l’anima ci sacrifichiamo per al Baghdadi (il Califfo dell’Is)”[1].

Inoltre, il dispaccio bellico russo, utilizzando la lingua della propaganda, pone sullo stesso piano l’Is, la Nusra e il fronte dei ribelli in generale, non tenendo conto delle diverse realtà sul terreno, indipendentemente dalle questioni di merito.

Dall’inizio dei raid russi il fronte dei ribelli a nord di Aleppo, che vede impegnati principalmente battaglioni dell’Esercito libero siriano e del Fronte islamico, ha subito sconfitte a vantaggio dell’Is che si è ulteriormente avvicinato ad Aleppo. Inoltre il battaglione Shuhada al Bayada che ha il sostegno della popolazione a nord di Homs, si trova ora assediato da Jabhat al Nusra.

A parole, il Ministero della difesa russo ha più volte ribadito la disponibilità a collaborare con le unità siriane dell’Esercito libero che combattono contro l’Is e Jabhat al Nusra, ma nei fatti le stanno bombardando.

Quattro attacchi aerei della Russia in Siria su cinque non sono rivolti contro lo Stato islamico.

Quasi l’80% degli obiettivi colpiti dalla Russia non si trovano in zone controllate dall’Is (come confermato anche dalla Reuters). Tutto ciò è quanto si evince dai dati del Ministero russo della difesa ed Mappa russa_Bè in contrasto con quanto dichiarato da Putin e Lavrov circa la volontà russa di sconfiggere il califfato.

È chiaro che al momento la priorità è un’altra, quella di rendere Asad l’unico partner possibile anche agli occhi dell’Occidente, sconfiggendo le sacche di resistenza in mano alla galassia ribelle. Questi raid non solo hanno colpito gruppi di ispirazione qaedista come Jabhat al Nusra o Ahrar ash Sham, ma anche quei combattenti sostenuti da Washington e dai suoi alleati.

Cosa sta realmente accadendo: parlano le mappe

Una mappa datata 21 ottobre e pubblicata anche dalla RIA Novosti, (un tempo l’agenzia di stampa di Stato della Russia) e titolata “Attacchi aerei russi contro lo Stato islamico”, mostra i luoghi dei raid. Si vede in modo chiaro che la maggioranza degli obiettivi sono concentrati nelle zone controllate dai gruppi ribelli della provincia di Idlib, pochi sono quelli che hanno colpito realmente lo Stato islamico.

Chi ha realizzato la mappa evidentemente lo sa, perché scorrettamente nella legenda assegna tutta la provincia di Idlib, controllata da diversi gruppi ribelli, al gruppo qaedista di Jabhat al Nusra; l’Esercito libero siriano viene posizionato solo nel sud del paese.

Una seconda mappa (fonte IHS Conflict Monitor) mette a confronto gli attacchi della Coalizione e quelli russi. Lasciando darussian airstrike parte le simpatie personali (e le mie non vanno agli americani), è evidente che i primi hanno colpito obiettivi in territorio Is a copertura delle forze curde, i secondi hanno colpito principalmente il fronte ribelle per sostenere le truppe governative.

Vittime collaterali: dati e fonti a confronto

La ricerca condotta da Airwars.org (un wachdog britannico, per mappe e dati) aveva lo scopo di contare il numero di civili uccisi in Siria e Iraq dagli attacchi condotti dalla Coalizione internazionale.

Il direttore Chris Woods afferma che su 8.000 attacchi aerei (in Siria e Iraq), più di 260 “incidenti” hanno causato la morte di civili, il numero sarebbe superiore ai 680 morti (20.000 sarebbe il numero dei miliziani dell’Is uccisi in questi attacchi, secondo il Dipartimento della difesa degli Usa).

Ora che la Russia ha iniziato la propria campagna aerea nella regione, Airwars vede un allarmante aumento dei morti civili, soprattutto causati da attacchi aerei russi.

“I nostri ricercatori sono semplicemente travolti dal volume dei dati. Ci sono stati più di 110 eventi attinenti a vittime civili nei raid aerei russi”, dice Woods, e il numero di morti stimato è attorno ai 780.

Nel solo mese di ottobre i raid della Coalizione hanno causato 22 “incidenti” con vittime collaterali, 10 in Siria e 13 in Iraq, che hanno ucciso dagli 83 ai 102 civili.

La Russia invece, nonostante abbia riportato di aver effettuato 1.391 attacchi (in ottobre), che secondo le dichiarazioni “hanno colpito 1.623 obiettivi terroristici”, sostiene di non aver ucciso civili nonostante venga smentita da foto, video e testimonianze.

Russian_ottobreAirwars ha valutato attentamente 44 “incidenti” di questo tipo occorsi nel mese di ottobre, che hanno visto la morte di civili in seguito a bombardamenti russi. Il numero dei civili uccisi varia da 255 a 375, il loro numero è coerente con i dati raccolti dalle organizzazioni che operano in Siria, la Rete siriana per i diritti umani (254 morti, vedi tabella) e dal Centro di documentazione delle violazioni (più di 329).

Il numero dei civili uccisi nei raid russi è dieci volte superiore ai morti causati dalla Coalizione internazionale.

La Coalizione nazionale siriana (Snc), organismo certo di parte ma i cui dati sono coerenti con quelli delle altre organizzazioni, sostiene che dopo due mesi di attacchi aerei russi i civili uccisi siano 640. Secondo i dati rilasciati dal loro ufficio stampa “3.330 civili in tutta la Siria sono stati uccisi da quando la Russia e l’Iran hanno intensificato il loro sostegno ad Asad lo scorso settembre”. Inoltre la Snc ha detto che dei 3.668 attacchi russi solo il 6% ha colpito posizioni dell’Is.

In un rapporto ben documentato del 2 novembre, la già citata Rete siriana per i diritti umani (Snhr) registrava 57 attacchi aerei russi, dal 30 settembre 2015 al 26 ottobre 2015, distribuiti in questo modo: 44 attacchi si sono registrati contro i territori controllati dalle fazioni ribelli, 5 nei territori controllati dall’Is. Sono morti 254 civili (83 bambini e 42 donne) e solo 11 uomini armati; il 75% dei raid russi sembra mietere vittime tra i civili (per scaricare in Pdf il rapporto completo).

IMG-20151208-WA0000Le forze aeree russe nel primo mese di raid avevano ucciso un numero di civili pari a quelli uccisi in un anno di bombardamenti della Coalizione internazionale in Siria.

I dati raccolti dalla Rete siriana per i diritti umani fino al 20 novembre evidenziano che almeno 526 civili sono stati uccisi, tra cui 137 bambini. Inoltre 100.000 persone sono fuggite da Aleppo a causa dei raid aerei russi, mentre altri 1.000 sono fuggiti un campo per gli sfollati ad Atma.

Secondo la Commissione siriana per i diritti umani (Shrc), solo a novembre in tutta la Siria sono state uccise 1641 persone: 213 bambini, 147 donne, 66 persone sono morte sotto tortura nelle carceri del regime o come prigionieri di diverse brigate ribelli. Solo i bombardamenti russi e siriani hanno ucciso 606 persone, 89 sono i morti per mano dello Stato islamico (scontri a fuoco ed esecuzioni), 24 a causa delle bombe della Coalizione internazionale.

I gruppi per i diritti umani sostengono che gli attacchi aerei russi violano le leggi di guerra bombardando indiscriminatamente i civili.

Il Cremlino, tuttavia, respinge tutte queste accuse come false. Eppure, anche in mancanza di questi dati, sarebbe assurdo pensare che su 4.000 raid russi non vi siano state vittime collaterali tra la popolazione.

Non voglio qui suggerire tesi o ipotesi, nemmeno inculcare la mia opinione in chi legge. Questi sono i dati al di là della propaganda e delle dichiarazioni ufficiali. Ognuno li può interpretare come pensa.

Vorrei solo ricordare che il sostegno russo alla repressione di Asad ha causato la rivolta armata sostenuta e finanziata dai paesi del Golfo e la conseguente nascita dell’Is, non senza colpe e responsabilità americane.

Negli ultimi cinque anni la Russia (e la Cina) tramite il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu si è opposta più volte all’inasprimento delle sanzioni contro di regime di Bashar al Asad, permettendogli di continuare il massacro. Contro il rinnovo della missione di osservazione sul cessate il fuoco in Siria. E nel 2014 ha bloccato una risoluzione che avrebbe portato la Siria davanti al Tribunale penale inteIMG-20151208-WA0004rnazionale dell’Aja.

Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International ha dichiarato che se fosse passata la risoluzione, “il Tribunale penale internazionale avrebbe potuto avviare indagini sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi da entrambe le parti in conflitto e avrebbe trasmesso il messaggio che tali crimini non sarebbero rimasti impuniti”.

Si può anche decidere di considerare Putin un partner affidabile nella lotta allo Stato islamico e la via attraverso cui passare per una pace in Siria, ma deve essere chiara la reale strategia e l’operato della Russia e decidere di livellare verso il basso il nostro standard sui diritti umani. (SiriaLibano, 9/12/2015)

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* Ringrazio il mio amico HH per le foto dei raid russi del 7 ottobre che hanno causato la morte di 28 civili. Lui ringrazia ancora una volta Dio per essersi salvato.

[1] Per l’analisi di questo fenomeno di estremizzazione di elementi un tempo più moderati rimando a due articoli che ho scritto nel 2014 e nel 2015, “Tutti con lo Stato islamico” e “Siria, Genesi di un futuro jihadista”.

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